Episodio 6 - Pregiudizio

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In che modo i pregiudizi orientano il nostro modo di guardare gli altri e il territorio che abitiamo? A partire dalle attività del cantiere Terra Corpo Cura: percorsi e pratiche di semantiche alterNative, questa puntata riflette sul rapporto tra identità, linguaggio e stereotipi attraverso laboratori, pratiche educative ed artistiche, provando a mettere in discussione narrazioni dominanti e immaginari consolidati. Un racconto che immagina nuove possibilità di ascolto, confronto e convivenza.

Show transcript

00:00:10: Mognie buoi dei Paesi tuoi.

00:00:12: è un modo di dire il cui senso è cambiato nel tempo e da pregiudizio positivo, ovvero espressione che aiutava a vivere in un determinato contesto, un antico mondo rurale dove la sopravvivenza economica sociale dipendeva dalla conoscenza diretta delle persone, delle risorse.

00:00:30: Dunque serviva ad evitare truffe raggieri perché suggeriva di rimanere all'interno della comunità conosciuta.

00:00:37: può diventare un pregiudizio negativo in un altro momento, per esempio nella nostra realtà multietnica perché porta ad affidare sempre comunque di chi è diverso o estraniero.

00:00:50: Un modo di dire?

00:00:52: Una frase che attraversa il tempo e cambia significato insieme al mondo che cambia.

00:00:57: È così che funzionano i pregiudizi, nascono dentro le storie che ci raccontiamo si sedimentano nel linguaggio e finiscono per orientare il modo in cui guardiamo gli altri.

00:01:08: è il territorio che abitiamo.

00:01:10: E allora se anche le parole che usiamo possono cambiare significato ed diventare nel tempo forme di pregiurizio come si ascolta davvero un territorio?

00:01:30: Questo è parole intransito Un podcast promosso dal Dipartimento di lingue, letterature e culture moderne dell'Università di Bologna nell'ambito di trasformazioni.

00:01:41: Un progetto di ricerca che costruisce nuove pratiche di ascolto del territorio e racconta la città mettendo al centro le parole, le lingue e le esperienze di chi la vive per leggere le dinamiche culturali e sociali che l'attraversano.

00:02:03: Al centro ci sono i cantieri, spazi di lavoro partecipato e di coprogettazione con le comunità locali in cui si osservano i cambiamenti in atto.

00:02:12: Si raccolgono storie, linguaggi e punti di vista diversi e si prova a far emergere bisogni, tensioni e nuove possibilità.

00:02:20: Questo podcast nasce proprio da qui come spazio ed escolto e restituzione delle pratiche dei cantieri un modo per raccontare ciò che accade ma anche per interrogare il modo in cui lo raccontiamo.

00:02:41: Ascoltare un territorio richiede tempo, attenzione e disponibilità a mettersi in discussione.

00:02:48: ed è da qui che parte il cantiere terra corpo cura, percorsi e pratiche di semantiche alternative.

00:02:55: Un lavoro che mette in discussiono il modo In cui siamo abituati a pensare e ad ascoltare uno territorio.

00:03:03: Ma prima ancora Che cos'è davvero un territoria?

00:03:06: Lo abbiamo chiesto Ellen Alamberti, professoressa di letterature angola americane all'Università di Bologna e referente del cantiere.

00:03:15: Nelle agende pubbliche un territorio

00:03:17: è spesso

00:03:18: un ensemble di istituzioni, di attori declinati a partire da una azione che deve essere fatta o ci si prefigge quindi un territorium.

00:03:26: possono essere scuole, ospedali piccole e media imprese, centri sociali, centro storico per i ferie.

00:03:33: Per noi invece il territorio é un'altra cosa e ha una definizione precisa, per noi la gente è il territoria.

00:03:44: Se la gente è il territorio, allora ascoltarlo significa prima di tutto ascoltare le persone che lo abitano.

00:03:54: Quindi se vendono un territorio in un posto nuovo sono le persone messaggeri.

00:03:59: non sono i libri, non sono le targhe sui mori Non sono le grandi statue degli idei e delle persone importanti Sono le persone vive.

00:04:08: La voce che abbiamo ascoltato è quella di Michael Yagulanas, artista e artivista canadese la cui pratica attraversa temi come l'identità, l'ambiente e la condizione umana.

00:04:20: Con lui abbiamo condiviso un'intensa giornata a Bologna invitato a dialogare con gli studenti nell'ambito dell'attività del cantiere.

00:04:37: Partire dalle persone quindi dai loro racconti, dalle loro esperienze, dai modi diversi di abitare lo stesso territorio.

00:04:46: Ma questo incontro non è mai scontato!

00:04:49: La sfida allora è trasformare i punti di scontro in occasioni di dialogo, di confronto e di crescita… E per farlo bisogna partire da ciò che spesso rende difficile l'ascolto... il pregiudizio.

00:05:02: Un pregiudizio che molto spesso diventa una barriera, un confine culturale e cognitivo.

00:05:08: Che ci impedisce tapee di ascoltare davvero le storie degli altri.

00:05:13: Nel nostro percorso l'idea di prejudizio non è connotata attraverso categorie binarie il bianco, nero, buono o cattivo.

00:05:22: Piuttosto per noi il pregiunizio è una narrazione che viene in scritta.

00:05:28: i percorsi identitari che si costruiscono attraverso delle semantiche, delle pratiche di comunicazione verbale ovvero dei racconti che nel tempo si sono focalizzati hanno costruito appunto delle narrazioni che sono profondamente radicate in una collettività e quindi in un territorio a volte anche in modo inconsapevole.

00:05:51: Pensiamo, per esempio, ai modi di dire.

00:05:53: I modi de dire sono in fondo dei pregiudizi delle idee che definiscono un gruppo, una identità e fanno anche da collante.

00:06:03: il problema è che se cambia il territorio perché qualcuno parte o qualcuno arriva quelle idee quei pregiudi si quei modi Deire possono diventare un problema.

00:06:19: Torniamo sulla parola pregiudizio, perché in questo cantiere pensiamo che ascoltare un territorio voglia dire soprattutto partire da sé per poi incontrare l'altro.

00:06:30: ovvero vuol dire mettersi in gioco rispetto ai pregiudizi, che sono di fatto narrazioni sistemi e componenti identitarie di un territorio.

00:06:40: Noi veniamo educati attraverso le storie in cui siamo immersi fin da piccoli prima da soli poi insieme a scuola la dove le narrazioni diventano programmi d'insegnamento funzionali alla coesione nazionale e sociale.

00:06:54: Il problema è che oggi il territorio cambia molto più rapidamente che in passato, se fino a pochi anni fa nessuno si scandalizzava la dove si parlava di modernità a partire dalla scoperta dell'America fatta da Cristoforo Colombo, oggi quel racconto viene rimesso in gioco alla luce di nuove storie quelle degli indigeni che stanno riemergendo dopo secoli di exterminio reale e culturale.

00:07:18: e con quel racconto viene messa in giocò anche la nostra identità italiana europea occidentale.

00:07:24: ed è proprio su questo che abbiamo avviato una bellissima collaborazione all'interno del cantiere con la scuola delle idee della fondazione Golinelli dove appunto, con un insegnante dedicato e un gruppo di prima media, abbiamo proprio lavorato su come le narrazioni dominanti incidano anche nella formazione nell'educazione di un pensiero critico o non-critico già in quella fascia di età.

00:07:50: Claudio Boyer è il docente che ha portato questo lavoro dentro la scuola, attraverso il progetto Alternative Semantics.

00:07:58: L'obiettivo era introdurre nelle classi punti di vista spesso assenti dai programmi tradizionali a partire dagli studi indigeni e dalle narrazioni post-coloniali sviluppate anche in ambito universitario.

00:08:11: Nelle sue elezioni Claudio ha proposto testi prodotti dalle comunità indigene contemporanee ma anche immagini e brevi filmati per mettere in discussione quei racconti che troppo spesso vengono presentati come unici e definitivi.

00:08:27: Lo abbiamo incontrato, e gli abbiamo chiesto come si possa provare a portare uno sguardo diverso dentro una classe!

00:08:35: nei libri di storia che hanno i ragazzi nel capitolo della cosiddetta scoperta delle americhe, tra mille virgolette.

00:08:43: C'è un trafiletto veramente solo di un paragrafo sugli indigeni sui nativi d'America dove si riporta semplicemente le lettere di Colombo e finisce tape e finisce qui il punto di vista nativo.

00:08:56: Il nostro lavoro è stato quello di ampliare il discorso.

00:08:59: L'idea era mettere in discussione la mitologia di Cristoforo colombo partendo dal fatto che questo mito è una parte centrale dell'identità italiana, no?

00:09:10: Li abbiamo un po' agganciati così quindi li abbiamo un pò provocati nel senso di cercare di prendere una posizione netta all'inizio su appunto

00:09:20: è un eroe

00:09:21: del nuovo mondo o un grande esploratore oppure l'assassino più grande della storia cioè quindi l'abbiamo un po messo in difficoltà.

00:09:28: poi da lì abbiamo cercato piano piano di introdurre il punto di vista indigino.

00:09:33: Una domanda semplice e solo in apparenza, perché mettere in discussione una narrazione significa inevitabilmente mettere indiscussione anche il modo in cui siamo stati educati a guardare il mondo.

00:09:47: La reazione dei ragazzi è stata molto interessante.

00:09:51: All'inizio quando si parlava di Cristoforo Colombo, ovviamente c'erano delle reazioni molto forti.

00:09:58: C'è chi prendeva la parte del colombo eroechi e il colombosterminatore.

00:10:04: Poi insomma con il tempo appunto sentendo la voce indigena hanno iniziato un po a ricredersi sulla sulla narrazione che loro avevano ricevuto della presenza europea, diciamo nelle americhe.

00:10:19: alcuni sono andati un po' in panico quando hanno capito che questo discorso li riguardava proprio da vicino nel senso di capire che queste narrazioni indigine non erano semplicemente un racconto di altri ma che appunto parlando di natura parlando degli esseri viventi intorno a loro potevano proprio illuminare una visione di mondo altra.

00:11:03: Il lavoro del cantiere non si è fermato dentro le aule scolassiche perché ascoltare un territorio significa anche sperimentare pratiche e capaci di far emergere le tensioni, le fragilità ma anche le possibilità di convivenza che attraversano una comunità.

00:11:21: È da qui che nasce la collaborazione con Cantieri Metici, collettivo di artisti che da anni lavora sulle narrazioni dei territori e delle persone che li abitano.

00:11:32: Quelli dominanti ma anche quelle che restano ai margini.

00:11:35: Insieme il cantiere ha avviato un percorso partecipato che ha coinvolto bambini, famiglie e comunità della peripheria bolognese.

00:11:44: Ma prima ancora, Elena Lamberti ci ha aiutato a capire quanto il rapporto con il territorio e con i propri pregiudizi possa diventare complesso quando entra in gioco l'esperienza del trauma, dello sradicamento ed della non appartenenza.

00:12:00: Quello che abbiamo cercato di fare nel nostro cantiere è di dare mobilità all'idea di pregiudizio, questo perché se non lo facciamo rischiamo appunto di non vedere cosa sta accadendo attorno a noi e se non attraverso lo specchietto retrovisore di una serie d'idee che abbiamo lì perché li abbiamo acquisite da bambini a scuola o via dicendo.

00:12:22: Quindi dobbiamo partire da noi dall'ascolto dei nostri pregiudizi che dobbiamo mettere in gioco per rinegoziarli, negoziargli.

00:12:30: non necessariamente per rinunciare ai nostri pregiudizi perché comunque sono parte del nostro percorso identitario.

00:12:37: Naturalmente è un processo

00:12:40: che riguarda

00:12:41: anche chi arriva in un territorio, chi si trova ad abitare un territorium che non è quello di partenza.

00:12:48: In questo caso negoziario proprio i pregiudi si potrebbe essere un pochino più difficile perché le ragioni per cui si va in un teritorio altro possono essere diverse, per diverse ragioni.

00:13:01: Se lo si raggiunge per scelta è molto più facile perché già la negoziazione della differenza viene nella scelte.

00:13:09: a volte però non sia così fortunati, si raggiungono territori per necessità.

00:13:14: Ecco per queste persone la negoziazione dei propri pregiudizi è molto più difficile proprio perché il pregiustizio è una narrazione anche identitaria ed è quella che ti protegge quando arrivi in un territorio e quella che t'è da sostanza ti fa sentire che ci sei che esisti.

00:13:32: metterla in discussione è un processo che può venire molto lentamente.

00:13:36: E quindi il problema che noi abbiamo avuto in questo cantiere, cercare anche di chiederci come facciamo a intercettare quel tipo di disagio nel territorio.

00:13:48: Quindi come possiamo comunque fare emergere e ascoltare quella parte del territorio che sembra ormai inscritto per esempio in una normalità sistemica dominante la similazione l'integrazione l'inclusione la partenenza ma che in realtà sta solo sopravvivendo?

00:14:06: magari ha un trauma convivendo con dei rimossi.

00:14:34: Pietro Floridia, regista, drammaturgo e fondatore di Cantieri Metici ci ha raccontato come nato quel supercorso costruito attorno a un antico racconto indigeno apparentemente lontano dal nostro immaginario che poco alla volta è diventato uno spazio d'incontro, riscrittura ed ascolto condiviso nel territorio.

00:14:56: Per cominciare cerchiamo di mettere

00:14:59: a fuoco

00:15:00: quale è

00:15:01: la categoria di persone

00:15:04: più

00:15:05: debole o più lontana, o più

00:15:10: diffidente

00:15:11: verso le forme di espressione culturale e di espersione artistica.

00:15:15: Nel nostro caso in particolar modo gli adolescenti.

00:15:18: dopo il

00:15:19: cantiere diviene aperto cioè non è solo per loro.

00:15:24: la nostra

00:15:25: arte sta nel creare un habitat in cui le persone più diverse possano esprimarsi.

00:15:30: La protagonista del racconto è Tuxia, un orchessa affamata che all'inizio vive dentro a un rapporto di reciprocità con la comunità.

00:15:39: Prende ma restituisce tape, riceve ma si prende cura del territorio e di chi lo abita.

00:15:45: Ma nel corso della storia qualcosa cambia, Tuxía diventa una creatura più mostrosa che accumula, consuma e smette di restituire.

00:15:55: Nel racconto originale questa trasformazione richiama il trauma della colonizzazione e dell'estrattivismo, la distruzione violenta di un ecosistema, di un territorio ed delle relazioni che lo tenevano in equilibrio.

00:16:28: di nativi

00:16:29: americani

00:16:30: e assieme

00:16:31: a Sarpur, artista iraniana abbiamo con i bambini con gli adulti con gli adolescenti costruito un processo di attività di

00:16:43: disegno

00:16:43: o costruzione di

00:16:45: grandi

00:16:46: pupazzi che poi abbiamo usato nella messa in scena appunto di uno spettacolo.

00:16:53: La modalità con cui questo processo si è messo in ascolto di un territorio è stata fondamentalmente la riscrittura e cioè domandarsi in che misura questo sguardo molto diverso dal nostro, questo classico molto divero dai nostri classici.

00:17:09: Ci parla il lumina

00:17:11: certi

00:17:12: aspetti del presente in modo differente dal solito, cioè spostando il nostro punto di vista con sueto.

00:17:21: avere affrontato con il corpo perché il teatro è corpo con la costruzione di pupazzi, un fortissimo e diverso rapporto con la natura,

00:17:32: con

00:17:32: i miti dei nativi americani,

00:17:34: con un senso

00:17:36: delle

00:17:37: proprie origini fortissime.

00:17:41: Illuminato.

00:17:42: È una storia che è stata scritta per elaborare l'esperienza delle terribili scuole residenziali, le canadesi ovvero sia a centocinquanta mila bambini sostati rapiti alle proprie famiglie e venivano educati all'occidentale, gli veniva cancellato il nome i vestiti tagliati completamente i capelli la loro lingua madre non poteva essere usata per cui è stato un genocidio culturale.

00:18:06: questa tuxia Questa storia ci ha portato a interrogarci su le nostre scuole.

00:18:14: Le nostre forme artistiche con le quali cerchiamo spesso di imbrigliare i giovani, di addomesticarli e di portarli alle nostre categorie.

00:18:38: Nella operazione portata avanti dai cantieri metici, il testo è stato riscritto alla luce delle storie che i bambini hanno raccontato sulle citati da questa lettura partecipata.

00:18:51: improvvisamente sono emersi storie di permessi di soggiorno negati oppure di opportunità mancate, di desideri inorealizzati e di desideri frustrati.

00:19:02: Con grande sorpresa nostra perché ovviamente noi eravamo partiti per leggere insieme una storia e raccontare appunto tradizioni altre per creare un senso di appartenenza di comunità.

00:19:14: invece sono emerci problemi veri problemi che nelle storie dei bambini sono diventate questioni da affrontare insieme.

00:19:24: Nel corso dei mesi, il lavoro portato avanti dal cantiere ha mostrato come ascoltare davvero un territorio significa entrare in relazione con le storie i corpi e le fragilità che lo attraversano.

00:19:37: ed è forse anche per questo che il progetto porta nel titolo tre parole centrali

00:19:42: terra

00:19:43: corpo e cura.

00:19:45: Tre parole che sono diventate non solo temi di riflessione, ma vere e proprie pratiche di ascolto, relazione e costruzione di comunità.

00:19:55: voi avete investito in banche, noi investiamo in relazioni raccontano ormai molti autori indigeni.

00:20:01: terra corpo e cura sono tre parole chiave di quella che oggi si chiama intelligenza indigena cioè le esperienze che queste nuove tradizioni questi nuovi racconti mettono in campo.

00:20:15: la terra è lo spazio condiviso quello reale ma anche quello metaforico delle storie.

00:20:20: il corpo l'altra parola importante in quello delle persone un individuo ma anche quello che prende forma dallo stare insieme di tanti individui.

00:20:30: e la cura

00:20:30: è il

00:20:31: modo, la redazione con cui gli individui si prendono cura agli uni con gli altri così da creare un territorio che sia rispettoso che sia inclusivo e sappia accogliere le storie e i pregiudizi di tutti mettendoli appunto in movimento e trasformandoli in opportunità.

00:20:56: Voglio condividere un esempio di un pregiudizio che è invisibile nel mondo dei fumetti, dove passo molto tempo.

00:21:03: Nel modello classico occidentale che è molto dominante.

00:21:07: La rappresentazione di una situazione all'interno di una piccola casella accanto a un'altra casella e ancora un altra casella, all' interno di uno pagino di fumetto, è piuttosto pericolosa.

00:21:18: Ci dice che l'unica cosa importante in questa storia è la mia esperienza, la mia narrazione contenuta all'interno della casella ed è isolata da qualsiasi altra cosa dal contesto, da altre esperienze.

00:21:30: Dice che l'unica esperienza valida è quella contenuta nella casella ed è separata da spazi bianchi vuoti chiamati Gatter, che rappresentano il tempo e lo spazio ma rappresentando anche una profonda arroganza verso la vita.

00:21:45: E così nel mio lavoro, nell'Aidamanga ho rimosso gli spazi Bianchi e ho inserito uno spazioscuro, quella linea ondulata che si comprime e si espande per dire no!

00:21:57: Il nostro mondo, la nostra esperienza fanno parte di un'esperienza più grande che include tutto ciò che ci circonda, il tempo le altre persone le altre storie che non conosciamo.

00:22:17: Parole in transito.

00:22:18: è un podcast promosso dal Dipartimento di lingue, letterature e culture moderne dell'Università di Bologna.

00:22:24: Prodotto d'arti e colture?

00:22:26: Scritto da Stefania Marconi con son maie Hague Negador.

00:22:30: Io sono Cristiana Raggi la voce narrante che vi ha accompagnato in questa puntata.

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