Episodio 5 - Memoria

Show notes

Che cosa succede quando una memoria privata entra nello spazio pubblico e diventa parte di una memoria collettiva?
Attraverso il racconto delle attività del cantiere Le lotte anticoloniali nelle (ex) colonie portoghesi a Bologna e in Emilia-Romagna, questa puntata riflette sull’eredità coloniale e sul rapporto tra memoria individuale e memoria pubblica, interrogando il modo in cui storie intime, familiari e biografiche entrano nello spazio collettivo. Un viaggio tra archivi, racconti e fotografie che continuano ancora oggi ad attraversare il presente.

Show transcript

00:00:17: Allora, io ricordo bene la busta di Emanuel Braga Tavares che mi ricordo che era in carta avana di quelle da documenti quel formato a tre.

00:00:27: ed ero appena arrivata in Biblioteca Milka del Cabral ed era una delle tante cose che avevo sulla mia scrivania stavali e solo dopo qualche mese un po' merigio proprio mi ricardo che pioveva decisi che era arrivato il momento giusto proprio per aprirla.

00:00:44: e mi ricordo che appunto tirai fogli tutti questi fogli scritti a mano con una calligrafia minuta,

00:00:51: che poi

00:00:51: ho scoperto dopo che era Creolo capoverdiano.

00:00:54: Poi c'erano dei CD e soprattutto mi ricordo bene delle fotografie E tra tutte quella che poi appunto ritraeva a Ritrae, Emmanuele Braga Tavares e che ha cuvacciato nella neve insieme ad altre tre persone.

00:01:09: E sul retro c'era scritto il luogo che era a Mosca niente altro.

00:01:14: Successivamente quindi

00:01:15: dopo

00:01:16: che

00:01:16: ho visto questo materiale ho appunto incontrato McGuin che è arrivato in biblioteca con il suo sorriso la sua energia i suoi ricordi e insieme abbiamo deciso cercare di capire che cosa poteva fare con questo materiale.

00:01:30: La voce che abbiamo ascoltato è quella di Simona Brigetti, responsabile della Biblioteca a Milka Al Cabral di Bologna un luogo speciale dedicato ad uno dei più importanti leader africani del novecento e protagonista dell'alotta anticoloniale per l'indipendenza della Guinea Abissau ed i Capoverde.

00:01:50: È lì che quella busta è arrivata.

00:02:03: Ci sono memorie che restano a lungo dentro scatole, cassetti e archivi familiari.

00:02:08: E poi ad un certo punto qualcosa le riapre.

00:02:11: Un incontro, una biblioteca o una città.

00:02:13: Qualcuno disposta da ascoltare le storie che quei materiali custodiscono.

00:02:18: Ma cosa accade quando una memoria familiare esce da uno spazio domestico ed entra nello spazzo pubblico?

00:02:24: E come transito a non un?

00:02:26: transitono memorie traumatiche e coloniali dalla sfera privata quella collettiva?

00:02:39: Questo è Parole in Transito, un podcast promosso dal Dipartimento di lingue, letterature e culture moderne dell'Università di Bologna nell'ambito di trasformazioni.

00:02:50: Un progetto di ricerca che costruisce nuove pratiche di ascolto del territorio e racconta la città mettendo al centro le parole, le lingue e le esperienze di chi la vive per leggere le dinamiche culturali e sociali che l'attraversano.

00:03:12: Al centro ci sono i cantieri, spazi di lavoro partecipato e di coprogettazione con le comunità locali in cui si osservano i cambiamenti in atto.

00:03:21: Si raccolgono storie, linguaggi ed punti di vista diversi e si prova a far emergere bisogni, tensioni e nuove possibilità.

00:03:29: Questo podcast nasce proprio da qui come spazio di ascolto e restituzione delle pratiche dei cantieri un modo per raccontare ciò che accade ma anche per interrogare il modo in cui lo raccontiamo.

00:03:53: Pensiamo spesso alla memoria come a qualcosa che appartiene al passato, ha un insieme di ricordi, immagini e esperienze conservate nel tempo.

00:04:02: A cosa succede quando una memoria privata prova ad uscire dallo spazio familiare ed ad entrare in una dimensione collettiva?

00:04:09: È attorno a questa domanda che ha lavorato il cantiere Le Lotte Anticoloniali nelle ex colonie portoghesi, a Bologna e in Emilia Romagna dedicato alle eredità coloniali e al modo in cui storie intime e familiari entrano nella discussione pubblica.

00:04:26: Abbiamo chiesto a Roberto Vecchi professore di letteratura portoghese-brasiliana dell'Università di Bolognia di aiutarci a capire di cosa parliamo davvero quando parliamo di memoria.

00:04:37: Quando si parla di memoria ci sono sempre alcune difficoltà di tipo interpretativo perché molto spesso la memoria viene considerata una specie di contenitore in cui noi conserviamo il passato.

00:04:50: Questa idea forse più vicina a quella di ricordo, sia un atto di memória individuale nel ricordio o c'è in effetti un immagine e un riflesso del passato?

00:05:01: La memoria invece, contrariamente a quanto il senso comuno ci dice è qualcosa molto plastico, qualcosa che si muove e qualcosa che viene sempre creata e ricreata.

00:05:12: Se vogliamo la memoria assumiglia in un qualche modo alla traduzione, cioè davanti allo stesso testo che viene reso in un'altra lingua, la traduzion può cambiare.

00:05:21: La memoria funziona un po' in questo modo, la memória individuale.

00:05:24: Il problema è che noi abbiamo quando parliamo di memoria individuale è la possibilità di pensare, questo già dal partire del novecento è possibile ad una memoria collettiva.

00:05:35: La memoria collettiva esiste quando ci dicono i sociologi, che esistono dei ricordi comuni che rimangono incisi in una dimensione plurale non individuale.

00:05:47: E' chiaro che l'esistente della memoria Collettiva non garante la possibilità della memória privata cioè della memuria che nasce anche all'interno di una piccola comunità come lo spazio domestico della famiglia di transitare completamente verso una dimensiona più aperta.

00:06:04: Per fare questo occorre una comunicazione.

00:06:07: Come la comunicazione di una memoria familiare possa diventare una memória collettiva è un po' la sfida che questo progetto, che si occupa di una esperienza coloniale del portogallo in Africa nel passato assume.

00:06:22: Esiste poi un altro livello che va considerato, che è quello della memoria pubblica.

00:06:27: Perché la memoria personale transitando nella memoria collettiva e diventando memoria publica sia possibile?

00:06:34: È necessario pensare ad un patto che renda possibile nella relazione tra le persone questo transito di memoria.

00:06:42: Quando la memuria collettivata diventa memoria publica c'è sempre una comunità che in essa si riconosce ed è disponibile a sostenerla.

00:06:53: Atraverso le parole del professore abbiamo capito che una memoria pubblica non nascia automaticamente, richiede riconoscimento reciproco comunità disposte ad ascoltare e sostenere quelle storie.

00:07:05: Ma ogni memoria publica è anche attraversata da conflitti, rimozioni ed tensioni.

00:07:11: Prima di conoscere i protagonisti di questo cantiere forse è utile capire meglio che cosa intendiamo quando parliamo di memoria.

00:07:19: A guidarci dentro questa riflessione è Alessia Di Eugenio, professoressa di letteratura portoghese-brasiliana dell'Università di Bologna e referente del progetto.

00:07:40: non coincide con la memoria istituzionale o ufficiale, ovvero memoria dei riti delle celebrazioni come invece viene definita da una semiologa Patrizia Violi.

00:07:50: Queste due memorie sono diverse anche se fortemente legate tra di loro e... è importante dirlo

00:07:57: sono

00:07:57: entrambe memorie attraversate da conflitti.

00:08:01: La sfida del nostro cantiere di lavoro su queste memorie, del colonialismo portoghese, è stata proprio quella di riflettere su come memorie private e memorie familiari entrano nella sfera pubblica, nella discussione pubblico.

00:08:16: L'obiettivo era far capire come nel territorio bolognese queste memoria possano interaggere, transitare, trasformarsi.

00:08:24: il colonialismo portoghese in Africa potrebbe sembrare una storia d'altrove, di altre geografie e altri spazi molto distante da noi.

00:08:32: In realtà però ci dice qualcosa su come queste memorie, queste storie provengano da processi storici e mentalità coloniali che sono delle eredità per tutte e per tutti noi che siamo qui oggi anche molto lontane dal contesto del colonialismo Portoghesi in Africa.

00:09:00: Le story raccolte all'interno del cantiere partono proprio da qui Da memorie familiari rimaste a lungo ai margini.

00:09:07: Memorie che, attraversando città, lingue e generazioni diverse hanno trovato a Bologna uno spazio di incontro ascolto e trasformazione.

00:09:17: Entrambe affondano nel passato coloniale portoghese in Africa ma seguono traiettorie molto diverse.

00:09:23: La prima inizia con una busta piena di poesie e documenti, rimasta chiusa per anni.

00:09:29: la seconda attraverso fotografie di famiglia e immagini coloniali che ancora oggi interrogano chi le guarda.

00:09:49: un storie di militanza del suo papà, Emanuel Braga Tavares.

00:09:54: Suo padre era un poeta, un militante del Piagesse e il partito fondato da Milcar Cabral che ha guidato le lotte di liberazione contro il colonialismo portoghese.

00:10:03: Negli anni successivi all'indipendenza, suo padre ha deciso di emigrare in Holanda dopo tutta una serie di dissidi molto forti con Il Partito e poi non è mai più tornato a Capoverde.

00:10:13: Marvin, dopo la morte del padre nel e ha raccolto centinaia di dipoessie, foto o lettre che non aveva mai visto.

00:10:24: Sono rimasti chiusi in una scatola fino al l'anno.

00:10:27: Quell'anno Marvin Siresi trasfriscia Bologna e scopre che a pochi metri da casa sua c'è la Biblioteca Milcar Cabral intitolata proprio al leader delle indipendenze a cui tra l'altro suo padre ha dedicato una bollissima poesia Cabral Camori in Creolo capoverdiano.

00:10:42: Decide così di portare tutto questo materiale alla Bibliotheca Cabral questo percorso di studio che sta conducendo alla pubblicazione di una prima edizione delle poesie di suo padre e ha una ricostruzione della sua storia, estremamente importante.

00:11:18: Tutto tremò, nei sette credi nelle sette parti del mondo.

00:11:25: Un sussulto fraguroso.

00:11:27: inizio all'istante

00:11:29: a spaccare

00:11:29: la terra ai piedi della croce.

00:11:32: Pianto, sofferenza, superamento…a senza distanza ma la tomba è già suonata invocando il sangue della vendetta.

00:12:08: Le

00:12:20: poesie di Emanuele Braga Tavares non raccontano soltanto una storia personale.

00:12:25: attraversano la storia delle lotte anticoloniali, delle migrazioni degli esili e delle memorie che continuano a spostarsi da un paese all'altro.

00:12:34: Da una lingua l'altra, da una generazione all'altra.

00:12:38: ed è anche per questo che Bologna diventa in questa storia molto più di uno sfondo.

00:12:44: Elisa Alberani, ricercatrice dell'Università degli Studi di Milano Lassatale ci ha raccontato come la città di Bologna e più in generale l'Emilia Romagna siano diventate negli anni uno snodo fondamentale di queste memorie coloniali e anticoloniali.

00:13:01: Regimiglia e Bolognia sono due cittā che rientrano perfettamente in questo discoro somemoriale.

00:13:08: ha aiutato, ovviamente ha aiuto sempre travergolette le lotte di liberazione dei paesi colonizzati dal colonialismo portoghese.

00:13:16: È stata più una solidarietà mutua che un vero e proprio aiuto solidale.

00:13:20: Regimiglia è molto importante sicuramente perché ha dato un forte aiuto con la liberazione del mozzambico.

00:13:27: Bologna non solo

00:13:28: ha

00:13:29: affiancato la città della Regimighia in questa fortissima solidariedà ma è diventata poi anche un centro nevralgico di passaggio di tante memorie.

00:13:38: quando abbiamo iniziato a guardare questi materiali che Marvin ci ha portato alla Bibliotica Cabral, abbiamo visto tantissime testimonianze che erano scritte in creolo capoverdiano.

00:13:50: in portoghese e in hollandese, ripercorrevano una storia ovviamente soggettiva personale-familiare che era poi in realtà la storia di un'intero paese.

00:14:01: E questo lavoro memoriale è stato possibile sicuramente per casi della vita ma non è un caso che abbia il centro di questo lavoro la città di Bologna e la biblioteca Amilcar Cabral.

00:14:26: La seconda storia arriva a Bologna, invece attraverso la voce di Rebecca Bent Saldaña.

00:14:32: Rebecca è una ricercatrice lettrice del nostro Dipartimento di lingue e letterature e cultura moderne ed è anche figlia d'un retornado.

00:14:41: Questa parola è un termine con cui si definisci e si definivano i portoghesi, le portoghesi che vivevano nelle colonie e che poi dovettero far ritorno in Portogallo a seguito delle decolonizzazioni.

00:14:54: Molti di loro hanno scontato una condizione diciamo di doppia assenza cioè non sono stati considerati abbastanza africani in colonia e non sono state considerate abbastanzaportoghesa in portogallo.

00:15:07: Nel caso di Rebecca, la memoria familiare passa attraverso fotografie e immagini rimasse a lungo nello spazio domessico.

00:15:15: Guardarle oggi significa confrontarsi con una storia intima e personale che però porta dentro di sé anche le tracce, le contraddizioni e le responsabilità dell'esperienza coloniale.

00:15:34: Sono figlia di un portoghese che è nato nel Mozambico degli anni sessanta.

00:15:39: quindi stiamo parlando di una realtà per usare una definizione che dà una scrittrice, Isabela Figueredo.

00:15:48: Il Mozambico all'epoca era un campo di concentramento che sapeva di Kerry e mio padre nasce in questo campo di concentramento dove il sistema coloniale aveva di base creato questa struttura di privilegio bianco.

00:16:01: quando sfoglio le immagini degli album familiari vedo riconosco questo privilegio.

00:16:06: mi chiedo come faccio a raccontarlo, come faccia a raccontare una simmetria che esisteva tra i bianchi e neri.

00:16:14: Guardare quelle fotografie mi provoca sempre dei sentimenti un po' contraddittori ed di fatto mi definiscono erede di una contraddizione.

00:16:23: allo stesso tempo c'è un pudore nel affrontare una storia che non è soltanto pubblica perché si parla della storia coloniale portoghese ma è una storía intima familiare.

00:16:34: appunto c'ha un immagine che mi colpisce particolarmente.

00:16:38: Quando la guardo, mi sento chiamata in causa come spettatrice ma anche come erede di questa storia familiare.

00:16:46: e ritrai mio nonno in piedi mentre tieni imbraccio a mio padre che ha l'incirca tre anni all'epoca.

00:16:53: nella foto c'è un ritratto appeso alla parete e mio nonna sta in piede di fronte al ritratTO tianendo imbraccio a mio Padre che però è voltato.

00:17:02: quindi il suo sguardo non lo colgo.

00:17:05: E in questa fotografia, dove i due uomini il bianco e il nero guardano verso l'obiettivo.

00:17:12: secondo me c'è la sintesi di una relazione coloniale.

00:17:17: Di domande che ancora parte sono da formulare è di risposte che è difficile anche ritrovare.

00:17:24: C'è... La responsabilità?

00:17:26: Mia è nostra in quanto eredi di una storia coloniale passata, in quanto spettatori di un'eredità che tutti oggi affrontiamo e con cui dobbiamo fare i conti che è quella del razzismo.

00:17:38: L'uomo bianco ha potuto definire l'uomonero, ha potuta disegnarlo a più ha potut dipingerlo.

00:17:46: Le memorie che abbiamo attraversato in questa puntata non arrivano mai integre, riemergono per frammenti come poesie e racconti immagini difficili da guardare.

00:17:57: Eppure è proprio nel momento in cui queste storie vengono condivise e ascoltate rimesse in circolo che una memoria privata può diventare memoria pubblica.

00:18:07: Non come qualcosa di definitivo o pacificato ma come uno spazio aperto di confronto, conflitto ed responsabilità Perché, come ci ha ricordato in apertura Roberto Vecchi la memoria non è mai un contenitore immobile del passato.

00:18:21: È una relazione che continua a trasformarsi nel presente e forse oggi più che mai ascoltare queste memorie significa interrogare anche il modo in cui guardiamo noi stessi le nostre eredità e le storie che scegliamo o non scegliamo di riconoscere come parte della nostra memoria collettiva.

00:18:44: c'è una seconda immagine che mi colpisce, che mostra bene secondo me il rapporto tra pubblico e privato.

00:18:51: ed è un ritaglio di giornale datato a miliore novecentosessantanove in cui mio padre che all'epoca aveva appunto tre anni è in piedi di fronte alle forze armate portoghesi schierate.

00:19:04: quel giorno dieci giugno del milione novecentostessanta nuove si celebrava al dia da rassa quindi il giorno della razza, e la posa di mio padre che tiene al collo questa macchina fotografica.

00:19:18: La posa dei militari con le gambe divaricate a mostrare la potenza di un esercito che all'epoca era in guerra contro i gruppi che lottavano invece per l'indipendenza dell'Europa Ese sconfitta chiaramente del colonialismo, della digitatura portoghese è abbastanza impressionante direi.

00:19:38: Qualche ricerca che ho fatto rispetto a questa data e alla celebrazioni che venivano fatte ho notato la presenza di bambini sui ritali dei giornali dell'epoca quasi come se il regime volesse di fatto utilizzare l'innocenza infantile per giustificare qualcosa.

00:19:55: doveva essere difeso.

00:19:56: In qualche modo la mia famiglia intercetta ed entra in questo sistema, entra in quest linguaggio del potere che io riconosco nelle fotografie e per me è facile oggi con una certa distanza potermi in qualche modo porre come spettatrice e fare una sorta di critica privata e scientifica in qualche modo.

00:20:17: E oggi mi riconoso come erede di quella storia ma non tanto di una colpa di una colpa coloniale che è con la colpa collettiva.

00:20:25: Il mio padre era un bambino, all'epoca ho chiaramente nasce e cresce in un contesto asimmetrico, razzista, problematico ma non riconosco in lui oggi quella violenza che purtroppo era parte del mondo.

00:20:40: In qualche modo il razzismo è nostro, è nostro in quanto malattia dell'uomo bianco e quindi io eredito non tanto una colppa privata in questo caso Sono erede piuttosto di una responsabilità, cioè mi piacerebbe riuscire.

00:20:56: attraverso la ricerca, riuscire a trasformare questo spazio di impotenza in cui a volte mi sento in uno spazzo di esercizio e una responsabilità.

00:21:04: Quindi parlare di queste storie, ascoltare le storie di chi è stato dall'altra parte della relazione coloniale quindi di chi ha subito il sopruso è un atto di responsabilità probabilmente insufficiente che non può ripagare quello che è stato sottratto se non in una forma molto simbolica.

00:21:21: e quindi si esporre una storia privata in contesti pubblici è un atto di responsabilità.

00:21:32: Parole intransito è un podcast promosso dal Dipartimento di lingue, letterature e colture moderne dell'Università di Bologna prodotto da Arti Colture scritto da Sefania Marconi con Somayet Negador.

00:21:45: La poesia Cabrarca-Mori esatta tradotta da Alessia Deugenio e Elisa alberani e interpretata da Eduardo Langin.

00:21:53: io sono Cristiana Raggi la voce narrante che vi ha accompagnato in questa puntata.

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