Episodio 1 - Appartenenza

Show notes

Che cosa ci fa sentire parte di un luogo? Attraverso il racconto delle azioni sviluppate dal cantiere Attraverso la mia città, questa puntata prova a interrogare il significato di appartenenza a partire da mappe emotive, racconti di vita e percorsi quotidiani delle comunità migranti. Un viaggio dentro Bologna per esplorare il legame tra lingua, emozioni e spazio urbano.

Show transcript

00:00:11: Allora, una delle persone che abbiamo incontrato durante il nostro cantiere è Satura Gazzofgano che per guadagnarsi da vivere fai rider e che ha indicato come uno dei suoi luoghi preferiti la biblioteca Salaborza sia perché è un luogo in cui si rifugia durante le pause dal lavoro quando magari inverno il tempo è brutto ma anche perché alla Salaborsa c'è una scuola di lingua che lui frequenta.

00:00:36: Per lui, la scuola di lingua e gli insegnanti della scuona di lingue sono veramente dei punti di riferimento perché in generale lo stanno aiutando a imparare l'italiano che ha la chiave d'accesso per la città.

00:00:57: Che cosa ci fa sentire parte di un luogo?

00:01:00: Non è solo una questione di origine, ne basta abitarlo!

00:01:04: La partenenza si costruisce tape nel tempo, nei gesti quotidiani, nel modo in cui diamo significato agli spazi che attraversiamo.

00:01:13: Spesso, ancora prima delle parole sono le emozioni a guidarci.

00:01:18: Sono quelle che ci fanno riconoscere un luogo come familiare che trasformano uno spazio qualsiasi in qualcosa che sentiamo nostro.

00:01:26: ma allora... Che ruolo hanno le emozioni nel disegnare una città?

00:01:31: E' che peso ha la lingua nel farci sentire parte di un territorio o di una comunità?

00:01:37: In questa puntata proviamo a partire da qui dalle gamme tra emozionali e lingue e appartenenza.

00:01:52: Questo è Parole in Transito, un podcast promosso dal Dipartimento di lingue, letterature e culture moderne dell'Università di Bologna nell'ambito di trasformazioni, un progetto di ricerca che costruisce tapee nuove pratiche di ascolto del territorio e racconta la città mettendo al centro le parole, le lingue e l'esperienza di chi la vive per leggere le dinamiche culturali e sociali che attraversano.

00:02:25: Al centro ci sono i cantieri, spazi di lavoro partecipato e di coprogettazione con le comunità locali in cui si osservano i cambiamenti in atto.

00:02:34: Si raccolgono storie, linguaggi ed punti di vista diversi e si prova a far emergere i bisogni, tensioni e nuove possibilità.

00:02:42: Questo podcast nasce proprio da qui come spazio di ascolto e restituzione delle pratiche dei cantieri un modo per raccontare ciò che accade ma anche per interrogare il modo in cui lo raccontiamo.

00:03:05: Torniamo

00:03:05: alla domanda da cui siamo partiti, che cosa ci fa sentire parte di un luogo?

00:03:11: Non è solo una questione di presenza ma di relazione con lo spazio che abitiamo.

00:03:16: Ma come entra concretamente il concetto d'apartenenza nel lavoro del cantiere attraverso la mia città e prima ancora nella progettazione delle sue attività?

00:03:26: Lo abbiamo chiesto a Caterina Mauri, professoressa di linguistica all'Università di Bologna ed una delle anime del cantiere.

00:03:33: La nostra concezione di appartenenza è una concezione

00:03:36: non statica.

00:03:37: Appartenenza, è un nome che si riferisce tape a un verbo, appartenere e diventare parte.

00:03:43: È proprio su questa natura dinamica dell'appartenenza che ci siamo concentrati.

00:03:48: Questo concetto di apparenza si potesse manifestare in primo luogo attraverso una dimensione emotiva che passa dalla lingua ma precede anche la lingua, quindi l'emozione è un qualcosa che si manifesta indipendentemente in qualche modo dalla lingua che la può rappresentare e la può verbalizzare.

00:04:12: È con punto fondamentale rispetto al ruolo che questo concetto ha giocato nella progettazione del cantiere, un aspetto importantissimo è la mappatura della appartenenza, quindi questa rappresentazione di una rete di appartenenze, quindi forse sarebbe meglio declinarla

00:04:29: al plorale, ma grazie al significato emotivo e linguistico che gli diamo.

00:05:01: In questo senso, l'appartenenza è la capacità di trasformare uno spazio neutro in un luogo carico di significato.

00:05:08: Un luogo in cui ci si sente accolti, in cui si provano emozioni e in cui se diventa agenti attivi.

00:05:15: Nel corso del cantiere è messo che l' appartenenza si gioca su una costante tensione tra tre dimensioni fondamentali.

00:05:22: La prima è una appartenenza estetica o paesaggistica, potremmo dire.

00:05:27: Quindi l'appartenenza come un legame con la percezione dei luoghi in cui ci si può sentire a casa che poi vengono percepiti come luoghe belle no?

00:05:37: Come i luogli in cui si porterebbe l'amico il parente e la persona insomma che viene a trovarci in città riconoscere la bellezza di un luogo di un paesaggio di fatto il primo passo per rivendicarne il diritto rivendicare il diritto di farne parte.

00:05:52: Una seconda dimensione fondamentale che emersa attraverso le nostre attività è la distinzione fondamentiale tra partenenza fisica quindi diciamo un far parte di una casa fisica, di un territorio fisico e una casa in qualche modo più intima, più linguistica.

00:06:11: Diciamo che la casa fisca tendenzialmente è emerso come luogo dove tende ad dominare l'italiano no?

00:06:18: Come lingua d'integrazione della quotidianità del lavoro delle nuove relazioni.

00:06:23: E invece la casa linguistica tende a coincidere con quegli spazi delle comunità dove si usa la lingua madre, quindi quelle comunità che in qualche modo richiamano un senso di appartenenza più di tipo identitario come dicevo prima più legato alle radici.

00:06:40: La terza dimensione che è emersa è la partenenza come sicurezza, come competenza.

00:06:46: Quindi io mi posso sentire parte di un territorio se in qualche modo io mi possa muovere autonomamente nel territorio al punto da guidare qualcun altro, da diventare guida.

00:06:57: La sicurezzà non intesa come assenza di pericoli ma sicureanza come fiducia nel gestire questo territorio e nel gestiere questa appartenenza in fondo.

00:07:07: In sintesi l'appartenenza questo cantiere ha cercato di raccontare non è un dato anagrafico, ma è potremmo dire un test o una storia in continua scrittura riscrittura conto attroverso lingue diverse.

00:07:22: Quindi il risultato di una negoziazione potremo dire tra un qui e un là, tra un oggi ed un ieri dove la lingua e l'emozione fungono da strumenti proprio per mappare il nostro posto nel mondo.

00:07:49: Questa sintesi è il frutto di mesi di incontri e di lavoro sul campo che hanno coinvolto numerose persone delle comunità migranti di Bologna nella costruzione di una mappatura emotiva.

00:08:00: Fin dall'inizio l'obiettivo non era restituire una fotografia statica, ma fare emergere percorsi luoghi e modi diversi di vivere la città.

00:08:09: A raccontarci come si è sviluppato questo lavoro è Eleonora Zucchini ricercatrice presso l'Università d'Ibrno e parte del team di progetto Durante

00:08:19: le attività del cantiere attraverso la mia città.

00:08:22: abbiamo proposto un'attività basata sulla mappa di Bologna che era una mappa cartacea fisica, di dimensioni abbastanza grandi e l'abbiamo proposta durante degli eventi dell'inizio attivo organizzate dalle comunità migranti che vivono a Bolognia.

00:08:37: Era molto importante per noi avere una mappha fisica i partecipanti potessero usare, manipolare su cui potessere scrivere anche come forma di appropriazione della città.

00:08:49: Oltre

00:08:50: alla mappa avevamo

00:08:51: sei adesivi di colori diversi che potevano essere inseriti e incollati sulla mappa in corrispondenza di alcuni luoghi significativi.

00:08:59: Ogni adesivo aveva un colore diverso.

00:09:02: il colore associato a un significato che potteva essere il luogo del proprio cuore, un luogo che ci spaventa che non ci piace.

00:09:10: è

00:09:10: un luogo in cui vorremmo andare e è un logo magari in cui passiamo del tempo con gli amici ci riposiamo.

00:09:17: E c'erano poi due anche che erano dedicati alle lingue, uno dedicato all'italiano quindi ai luoghi in cui il partecipante parla solitamente italiano.

00:09:28: invece i luogli in cui le partecipanti parlano la propria lingua.

00:09:31: Dalle attività del cantiere sono emarse cose diverse ovviamente perché abbiamo incontrato persone diverse.

00:09:37: Da una parte i luoghi individuati dei partecipanti sono quelli più tipici della città quindi Piazza Maggiore, Giardini Margherita, San Luca ma emergono anche i luogi più periferci in cui magari le comunità migranti hanno dei punti di aggregazione e organizzano delle attività.

00:09:53: La prima cosa che mi viene in mente è l'importanza che viene data da molte delle persone che abbiamo incontrato alle scuole di lingua o comunque alle scuali in generale.

00:10:03: Soprattutto per chi è arrivato da poco a Bologna, la scuola di lingue è un punto di riferimento importantissimo perché è il luogo in cui impara a orientarsi nella città.

00:10:18: Da quale vuoi partire?

00:10:19: Quale colore?

00:10:20: vuoi partir da

00:10:21: un luogo

00:10:22: più amato?

00:10:23: Oppure un luogo invece in cui non vorresti mai che tuo fratello o un tuo amico andasse?

00:10:29: se viena a Bologna perché ricordiamoci che tu stai preparando una guida per qualcuno che viene qua, no?

00:10:37: Quindi oppure luoghi in cui Non sei mai stato ma verresti andare luogli dove parli italiano dove si parla l'italiano quindi si impara anche l'Italiano usando.

00:10:51: allora partiamo dal luogo del cuore.

00:10:53: Vai allora, io ti aiuto a mettere nella città.

00:10:57: Qual è la zona di Bologna in cui stai meglio?

00:11:01: In cui sei più felice?

00:11:03: Attraverso la mappa vediamo come i luoghi smettono di essere solo punti nello spazio e diventano esperienze ricordi e relazioni.

00:11:12: È proprio in questo spazIO che entrano in gioco le emozioni.

00:11:15: Le emozioni hanno giocato un

00:11:18: ruolo

00:11:19: molto importante in questo progetto perché siamo partiti dall'idea che le dimensioni sono un pre-linguaggio, che precede la lingua.

00:11:29: Che permette di disegnare l'appartenenza no?

00:11:33: In questo come ci sentiamo passa tutta la mappatura dei rapporti con il territorio e gli altri.

00:11:42: Queste emozioni sono anche state il punto di partenza di un racconto, perché è proprio su queste emozionen che abbiamo poi iniziato dei dialoghi.

00:11:50: quindi è lì se vogliamo che le voci sono davvero immerse raccontando le emozione come dimensioni intime di questo abitare, di questa dimensione di appartenenza.

00:12:01: Quindi il filtro emotivo è ciò che permette a Bologna, alla città di smettere di essere uno spazio neutro e diventare

00:12:11: un

00:12:11: luogo o un insieme di luoghi stratificati dove emozioni positive, negative, nuove o note permettono di formare una rete.

00:12:21: Una rete di luogi che le persone che abbiamo registrato, i migranti che avevamo registrato vivono quotidianamente.

00:12:28: Quindi emozioni hanno proprio permesso di tracciare, di raccontare la ma?

00:12:34: come uno strumento relazionale e raccontare quella che abbiamo considerato una geografia collettiva, diciamo uno spazio dove diverse comunità

00:12:43: possono

00:12:44: incontrarsi.

00:12:45: La lingua in questo senso gioca un ruolo fondamentale nel costruire il senso d'appartenenza a un territorio e ha una comunità.

00:12:56: Perché la lingua non è solo uno strumento per comunicare, ma nel contesto migratorio diventa si carica di un capitale simbolico, si carika di valori identitari... E quindi il migrante vive il rapporto con la lingua in modo teso.

00:13:14: Immaginiamo un filo, no?

00:13:16: Una corda di violino.

00:13:17: c'è teso tra più lingue, tra la casa fisica e la casa linguistica, il passato e il presente, tra le origini e le ambizioni.

00:13:24: Nelle nostre interviste abbiamo osservato molto cambio di codice, cos'è detto code switching in linguistica.

00:13:31: Cosa vuol dire un passaggio da una lingua all'altra che non è segno né di errore né di incertezza né di problema.

00:13:38: ma il cambio di lingua è un cambio, una flessibilità anche d'identità no?

00:13:44: È un segno di questa dimensione dinamica della appartenenza stessa.

00:13:51: Le parole di Caterine e De Leonora mostrano come le emozioni non raccontino solo come viviamo la città, ma diventino il modo attraverso cui costruiamo il nostro senso di appartenenza.

00:14:03: E questo si capisce tapee ancora meglio ascoltando le storie di chi vive la cita ogni giorno.

00:14:09: E' un tempo

00:14:10: che io ho vivito

00:14:11: qua

00:14:12: e hai tanti negossi ovvarie, gelateria con mio papa.

00:14:16: Che

00:14:16: parate

00:14:17: sei

00:14:20: soltanto

00:14:21: per esempio?

00:14:25: E

00:14:26: che

00:14:33: era lo che mi piace è andare al bar.

00:14:34: Ah, andare al

00:14:35: Bar lo sentiamo?

00:14:38: Svelo.

00:14:38: solo

00:14:38: metto il bar.

00:14:39: Il bar va benissimo!

00:14:42: Gielateria e troppo.

00:14:45: Poi hai detto casalecchio di reno.

00:14:47: Sì, andiamo al fiume di piscina qua.

00:14:50: Fiume

00:14:50: e piscine, bellissimo!

00:14:51: Riusciamo a scrivere tutte

00:14:54: e due.

00:14:55: E qua

00:14:55: che hai

00:14:55: detto qua?

00:14:56: Questa è la piasta maggiore?

00:14:58: Eh no,

00:14:58: la piastra maggiora l'aveva insegnata lì.

00:15:00: Quella

00:15:00: era il centro

00:15:01: ai bologna.

00:15:01: in generale l'avrei insegnato.

00:15:03: Viene un tuo amico

00:15:07: una

00:15:07: tua amica

00:15:07: a trovarti.

00:15:09: Tu mi hai insegnato tutti questi luoghi,

00:15:11: dove lo porteresti?

00:15:14: Prima le Piazza Magliori.

00:15:15: La Piazzamaggiore

00:15:16: subito.

00:15:17: Dopo

00:15:17: le Piasse

00:15:18: Magliori vuoi guardare come si chiama

00:15:21: la chiesa

00:15:23: questa

00:15:23: becchia che è il centro

00:15:24: stesso

00:15:25: di

00:15:25: San Pietro

00:15:26: e San Petonino.

00:15:27: Sì.

00:15:28: Poi la Biblioteca Borsa

00:15:31: è su

00:15:32: Lo primo che va a guardare.

00:15:34: è il Neptune, no?

00:15:35: Il Neptune, sì.

00:15:38: Poi andare alle due tue

00:15:40: ore.

00:15:41: Alle due ture,

00:15:42: fai!

00:15:43: Poi il negozio che sono la via principale e che vai direttamente

00:15:48: alla via delle due tute.

00:15:49: Ah ah, ha tutti i negozi quindi anche di piau guobassi,

00:15:52: di rizzole.

00:15:53: Eh sì, guobossi,

00:15:54: si preparati.

00:15:56: E

00:15:56: poi andarca

00:15:57: al fiume, al bianco

00:15:59: margarit.

00:16:10: Torniamo ora alla domanda da cui siamo partiti Che cosa ci fa sentire parti di un luogo?

00:16:16: Attraverso questo lavoro, abbiamo capito che appartenere non significa solo abitare uno spazio e abbiamo visto come i migranti non si limitino a usare la città ma le attribuiscano significati che spesso sfuggono a chi la vive da sempre o lo osserva solo attraverse le lenti istituzionali.

00:16:35: E così Bologna si rivela per quello che è Una città fatta di sguardi diversi, di lingue che si intrecciano, di luoghi che cambiano a seconda di chile attraversa.

00:16:46: Una citta plurale fatta di tante case fisiche e linguistiche in cui la appartenenza diventa un atto creativo quotidiano.

00:16:55: è anche coraggioso.

00:17:07: Un'altra persona che abbiamo incontrato che aveva un profilo molto diverso erano studenti una facoltà scientifica dell'Università di Bologna che veniva dal Pakistan e che ci ha raccontato che la sua passione è la bicicletta, andare in biciclette che quindi passa al suo tempo libero facendo appunto dei giri in bici sui colli.

00:17:25: Questa intanto mi è sembrata una cosa molto divertente perché è una cosa tipica dai bolognesi andare in bice nel tempo liberso.

00:17:43: Parole in transito è un podcast promosso dal Dipartimento di lingue, letterature e culture moderne dell'Università di Bologna.

00:17:50: Prodotto d'arti e colture?

00:17:52: Scritto da Stefania Marconi con Somaie Hagnegador.

00:17:56: Io sono Cristiana Raggi la voce narrante che vi ha accompagnato in questa puntata.

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